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CARCIOFO SPINOSO DI SARDEGNA DOP

 

Pubblicazione di una domanda di modifica ai sensi dell'articolo 50, paragrafo 2, lettera a), del regolamento (UE) n. 1151/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari

(2015/C 351/12)

La presente pubblicazione conferisce il diritto di opporsi alla domanda di modifica ai sensi dell'articolo 51 del regolamento (UE) n. 1151/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio (1).
DOMANDA DI APPROVAZIONE DI UNA MODIFICA NON MINORE DEL DISCIPLINARE DI PRODUZIONE DI UNA DENOMINAZIONE DI ORIGINE PROTETTA / DI UN'INDICAZIONE GEOGRAFICA PROTETTA

Domanda di approvazione di una modifica ai sensi dell'articolo 53, paragrafo 2, primo comma, del regolamento (UE) n. 1151/2012.

«CARCIOFO SPINOSO DI SARDEGNA»

N. UE: IT-PDO-0105-01325 — 7.4.2015

DOP ( X ) IGP ( )

1. Gruppo richiedente e interesse legittimo

Consorzio di Tutela del Carciofo Spinoso di Sardegna D.O.P.
Corso Europa 33 07039 Valledoria (SS)
ITALIA
Tel./Fax +39 079582248
E-mail: carcspindisardegna@tiscali.it
Il Consorzio di Tutela del Carciofo Spinoso di Sardegna D.O.P. è legittimato a presentare domanda di modifica ai sensi dell'art. 13, comma 1, del Decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali n. 12511 del 14.10.2013.
2. Stato membro o paese terzo Italia

3. Voce del disciplinare interessata dalla modifica

— ☐ Denominazione del prodotto
— ☒ Descrizione del prodotto
— ☐ Zona geografica
— ☐ Prova dell'origine
— ☒ Metodo di produzione
— ☒ Legame
— ☐ Etichettatura
— ☒ Altro [Confezionamento]


4. Tipo di modifica

— ☒ Modifica a un disciplinare di una DOP o IGP registrata da considerarsi non minore ai sensi dell'articolo 53, paragrafo 2, terzo comma, del regolamento (UE) n. 1151/2012.
— ☐ Modifica a un disciplinare di una DOP o IGP registrata, per cui il documento unico (o documento equivalente) non è stato pubblicato, da considerarsi non minore ai sensi dell'articolo 53, paragrafo 2, terzo comma, del regolamento (UE) n. 1151/2012.


5. Modifica (modifiche)

Descrizione del prodotto

Si chiede di modificare il seguente testo dell'art. 2 del disciplinare:
«Colore: verde con ampie sfumature violetto-brunastre;»
in
«Colore: verde talvolta con ampie sfumature violetto-brunastre;»
La modifica si rende necessaria in quanto le sfumature, pur presenti, risultano, a volte, meno evidenti perché assumono una tonalità tenue che non contrasta sufficientemente con la colorazione di fondo delle brattee. Questo particolare potrebbe comportare delle difficoltà di valutazione e interpretazione in sede di controllo sulla conformità del prodotto.
Si chiede la soppressione del seguente paragrafo relativo alle caratteristiche chimiche del Carciofo Spinoso di Sardegna DOP:
«ferro: non superiore a 0,80 mg su 100 g di sostanza fresca.»
L'analisi della varianza del contenuto in ferro (Fe) dei capolini analizzati per le annate di produzione 2012-2013 rispetto a quelli dell'annata 2013-2014 ha messo in evidenza differenze significative (P<0,001) tra le medie che sono risultate di 0,55 ± 0,17 mg/100 g per l'annata 2012-2013 e di 1,25 ±0,54 per l'annata 2013-2014.
La variabilità del contenuto in ferro nei tessuti vegetali negli anni può essere ricondotta alle diverse condizioni meteorologiche, in particolare la distribuzione delle piogge che può condizionare la disponibilità di ferro nel terreno.
Pertanto, si ritiene che il contenuto in ferro non sia un parametro da utilizzarsi per caratterizzare le produzioni a marchio DOP «Carciofo Spinoso di Sardegna», infatti l'alta variabilità del parametro considerato rischia di impedire la certificazione di un prodotto ottenuto nel pieno rispetto di tutte le altre indicazioni riportate nel disciplinare di produzione. È quindi necessario apportare una modifica all'articolo 2 del disciplinare eliminando il contenuto in ferro dalle caratteristiche chimiche del prodotto.
Metodo di produzione

Si chiede di modificare il seguente testo dell'art. 5 del disciplinare:
«La densità d'impianto è compresa tra 0,7 e 1,2 piante per m2»
in
«La densità d'impianto è compresa tra 0,6 e 1,2 piante per m2. La durata dell'impianto può essere annuale o poliennale».
La necessità di allargare il sesto di impianto, potendo prevedere una diminuzione del numero di piante per metro quadro, è dettata da esigenze operative legate alla gestione della coltura, alla meccanizzazione aziendale e alla necessità di razionalizzare e migliorare la sostenibilità della difesa fitosanitaria. Infatti, l'allargamento della distanza sulla fila consente una migliore movimentazione delle macchine agevolatrici della raccolta e una migliore effettuazione di operazioni di sarchiatura e di contenimento localizzato delle infestanti. Il minore numero di piante per m2 consente anche una più efficace gestione della pianta e una maggiore produttività della stessa, specialmente quando si utilizzano dei cloni risanati provenienti da attività di micropropagazione che risultano solitamente più vigorosi.
Infine, il minore investimento unitario consente di limitare l'incidenza di patologie quali peronospora, oidio e botrite, migliorando l'arieggiamento all'interno della coltura, limitando e rendendo più efficaci gli interventi di difesa fitosanitaria.
Legame

L'eliminazione del parametro ferro, dalla quantificazione analitica così come richiesto, non inficia la specificità del Carciofo Spinoso di Sardegna. La particolarità che distingue il Carciofo Spinoso di Sardegna, rispetto a tutti gli altri carciofi, è tra le altre il suo sapore equilibrato, dovuto al contenuto di carboidrati, di polifenoli e il basso contenuto di sodio. La presenza di questi elementi rende possibile, da sempre, il consumo del Carciofo Spinoso di Sardegna crudo, caratteristica che contraddistingue la denominazione e la lega alla sua terra di produzione.
Confezionamento

Il paragrafo:
«Il "Carciofo Spinoso di Sardegna" viene immesso al consumo utilizzando le seguenti confezioni chiuse e con l'apposizione del logo:
— Vassoi da 2 a 12 capolini interi e/o porzionati,
— Cestini in materiale per alimenti da 500 g a 5 Kg,
— Cassette in legno, cartone e plastica per alimenti dai 4 ai 60 capolini.»,
è modificato in:
«Il "Carciofo Spinoso di Sardegna" viene immesso al consumo utilizzando le seguenti confezioni chiuse o aperte e con l'apposizione del logo:
Confezioni chiuse:
— Vassoi da 1 a 12 capolini interi e/o porzionati,
— Cestini in materiale per alimenti da 500 g a 5 Kg,
— Confezioni in legno, cartone e plastica per alimenti dai 1 ai 60 capolini, con o senza gambo, di dimensioni adeguate al numero di capolini contenuti in ciascuna tipologia di confezione.
Confezioni aperte:
— Confezioni contenenti capolini interi (da 1 a 6) identificati da una fascetta antimanomissione per alimenti. La fascetta avvolge il singolo capolino o più capolini fino a un massimo di 6. Sulla fascetta sono indicati il logo della denominazione e tutte le informazioni previste dal disciplinare di produzione.»
Le richieste di modifica riguardanti il confezionamento e packaging si rendono necessarie per affrontare le esigenze di un mercato in costante evoluzione e garantire una maggiore penetrazione nella GDO, dove la referenza «Carciofo Spinoso di Sardegna» è finora scarsamente presente, anche a causa delle modalità di confezionamento fino ad ora adottate. La modifica prevede l'introduzione delle confezioni monopezzo, la sostituizione del termine «cassette» con la più generica indicazione di «confezione» per considerare anche altre forme di confezionamento chiuse come per esempio le buste e il flow pack e infine l'introduzione di confezioni aperte per consentire di commercializzare il «Carciofo Spinoso di Sardegna» sia in singoli capolini sia in mazzi (bouquet contenenti fino a 6 capolini).


DOCUMENTO UNICO

«CARCIOFO SPINOSO DI SARDEGNA»

N. UE: IT-PDO-0105-01325 — 7.4.2015

DOP ( X ) IGP ( )

1. Denominazione «Carciofo Spinoso di Sardegna»

2. Stato membro o paese terzo Italia

3. Descrizione del prodotto agricolo o alimentare

3.1. Tipo di prodotto Classe 1.6. Ortofrutticoli e cereali freschi e trasformati

3.2. Descrizione del prodotto a cui si applica la denominazione di cui al punto 1

Il «Carciofo Spinoso di Sardegna» si ottiene con l'ecotipo locale «Spinoso Sardo» riconducibile alla specie botanica «Cynara scolymus» e si caratterizza per le peculiarità morfologiche indicate di seguito: pianta poliennale rizomatosa di taglia media con inserzione del capolino principale ad un'altezza che varia dai 45 ai 70 cm, portamento assurgente, attitudine pollonifera elevata, produzione scalare. Foglia di colore verde spinescente di dimensioni medie ed eterofillia elevata che si manifesta con la presenza di numerose foglie a lamina intera ed altre foglie lobate o più frequentemente pennatosette. Capolino conico allungato, mediamente compatto, con altezza minima di 6 cm e diametro compreso tra 6 e 13 cm, brattee esterne di colore verde talvolta con ampie sfumature violetto-brunastre, grandi, allungate, ad apice appuntito terminante con una spina gialla; brattee interne di colore giallo paglierino con venature violette; peduncolo di lunghezza tra i 10 ed i 40 cm (come da deroga concessa con Reg. CE n. 1466/2003) e spessore medio tra 1 e 3,5 cm.
Il «Carciofo Spinoso di Sardegna» DOP deve possedere le seguenti caratteristiche:
Fisiche: forma: capolino conico allungato mediamente compatto; colore: verde talvolta con ampie sfumature violetto-brunastre; presenza di spine di colore giallo nelle brattee; struttura del gambo: parte interna poco fibrosa, tenera ed edibile; parte edibile: non inferiore al 30 % del peso del capolino fresco.
Chimiche: Contenuto in carboidrati non inferiore a 2,5 g su 100 g di sostanza fresca; Contenuto in polifenoli non inferiore a 50 mg in 100 g di sostanza fresca; Sodio: non superiore a 0,125 g su 100 g di sostanza fresca;
Organolettiche: profumo: intenso di cardo e floreale; consistenza: brattee carnose e allo stesso tempo tenere e croccanti alla base; gusto: corposo con equilibrata sintesi di amarognolo e dolciastro per la presenza di derivati polifenolici e cinarina; astringenza: la presenza dei tannini, componenti naturali del carciofo, è poco avvertita in quanto controbilanciata da sensazioni prevalenti di dolce, derivanti dalla presenza importante di carboidrati. Il tradizionale consumo allo stato crudo del «Carciofo Spinoso di Sardegna», che riguarda oltreché il capolino anche il gambo, consente una maggiore valorizzazione dei principi nutrizionali in esso contenuti. Può ottenere il riconoscimento D.O.P. solo il «Carciofo Spinoso di Sardegna» appartenente alle categorie commerciali «Extra» e «I».


3.3. Mangimi (solo per i prodotti di origine animale) e materie prime (solo per i prodotti trasformati)


3.4. Fasi specifiche della produzione che devono aver luogo nella zona geografica delimitata

Tutte le fasi di produzione del «Carciofo Spinoso di Sardegna» sono effettuate all'interno del territorio di cui al punto 4.


3.5. Norme specifiche in materia di affettatura, grattugiatura, confezionamento, ecc. del prodotto cui si riferisce la denominazione registrata

Per consentire il tradizionale consumo allo stato crudo del «Carciofo Spinoso di Sardegna», vista la facile deperibilità del prodotto, intesa come perdita delle caratteristiche di freschezza, ovvero brillantezza e turgore, a carico del capolino, del gambo, e delle foglie, è necessario ridurre al minimo le manipolazioni e sottoporlo al condizionamento immediatamente dopo la fase della raccolta. Tale vincolo garantisce un sicuro vantaggio in termini di freschezza per effetto di minori fenomeni ossidativi e traspirativi ai quali il prodotto andrebbe incontro, alterandone di conseguenza le caratteristiche fisiche, organolettiche e chimiche.
Il «Carciofo Spinoso di Sardegna» viene immesso al consumo utilizzando le seguenti confezioni chiuse o aperte e con l'apposizione del logo:
Confezioni chiuse:
— Vassoi da 1 a 12 capolini interi e/o porzionati,
— Cestini in materiale per alimenti da 500 g a 5 Kg,
— Confezioni in legno, cartone e plastica per alimenti dai 1 ai 60 capolini, con o senza gambo, di dimensioni adeguate al numero di capolini contenuti in ciascuna tipologia di confezione.
Confezioni aperte:
— Confezioni contenenti capolini interi (da 1 a 6) identificati da una fascetta antimanomissione per alimenti. La fascetta avvolge il singolo capolino o più capolini fino a un massimo di 6. Sulla fascetta sono indicati il logo della denominazione e tutte le informazioni previste dal disciplinare di produzione.
Sono fatti salvi i materiali considerati idonei al confezionamento del prodotto dalla vigente normativa comunitaria in materia. Ogni confezione deve contenere «Carciofo Spinoso di Sardegna» della stessa categoria merceologica. La parte visibile del contenuto di ogni confezione, inoltre, deve essere rappresentativa dell'insieme.


3.6. Norme specifiche in materia di etichettatura del prodotto cui si riferisce la denominazione registrata

Le etichette apposte sulle confezioni devono recare: la denominazione «Carciofo Spinoso di Sardegna» DOP ed il logo comunitario; la categoria «Extra» o «I»; il calibro; il numero di capolini; ogni altra indicazione prevista dalle leggi vigenti; il logo.
Il logo della denominazione è la raffigurazione stilizzata di un carciofo spinoso umanizzato attraverso la sovrapposizione di un sorriso, la testa dell'ortaggio diventa una vera e propria testa, le foglie si trasformano in braccia aperte e si distendono in un gesto amichevole e accogliente. Il messaggio che si coglie è quello di un prodotto dal gusto dolce nonostante la spinosità dell'aspetto.


carciofo spinoso di sardegna dop

 

La D.O.P. deve figurare in etichetta in caratteri chiari, indelebili, con colorimetria di ampio contrasto rispetto al colore dell'etichetta e tale da poter essere distinta nettamente dal complesso delle altre indicazioni le quali possono comparire in dimensioni dimezzate rispetto ai caratteri con cui viene trascritta la DOP. Alla Denominazione d'Origine Protetta indicata è vietata l'aggiunta di qualsiasi qualificazione non espressamente prevista, mentre è consentito l'uso di ragioni sociali e marchi privati, purché non abbiano significato laudativo e non siano tali da trarre in inganno il consumatore.


4. Delimitazione concisa della zona geografica

Il «Carciofo Spinoso di Sardegna» deve essere coltivato e condizionato nelle zone di produzione che ricadono nei territori dei seguenti comuni:
Provincia di Cagliari: Assemini, Assemini Isola Amministrativa (I.A.), Barrali, Castiadas, Decimomannu, Decimoputzu, Donori, Elmas, Escolca (I.A.), Guasila, Mandas, Maracalagonis, Monastir, Muravera, Nuraminis, Serdiana, Pimentel, Pula, Quartu Sant' Elena, Quartucciu, Samatzai, San Sperate, San Vito, Selargius, Selegas, Sestu, Sinnai (I.A), Ussana, Uta, Villanovafranca, Villaputzu, Villasimius, Villasor, Villaspeciosa.
Provincia di Carbonia-Iglesias: Giba, Masainas, Piscinas, San Giovanni Suergiu, Santadi, Sant'Anna Arresi, Tratalias, Villaperuccio.
Provincia del Medio Campidano: Furtei, Gonnosfanadiga, Pabillonis, Pauli Arbarei, Samassi, San Gavino Monreale, Sanluri, Sardara, Segariu, Serramanna, Serrenti, Villacidro, Villamar.
Provincia di Oristano: Arborea, Baratili San Pietro, Bauladu, Bosa, Cabras, Cuglieri, Flussio, Magomadas, Marrubiu, Milis, Mogoro, Narbolia, Nurachi, Ollastra, Oristano, Palmas Arborea, Riola Sardo, San Nicolò Arcidano, Santa Giusta, San Vero, Siamaggiore, Seneghe, Sennariolo, Simaxis, Solarussa, Terralba, Tramatza, Tresnuraghes, Uras, Zeddiani, Zerfaliu.
Provincia di Nuoro: Dorgali, Galtellì, Irgoli, Loculi, Onifai, Orosei, Posada, Siniscola, Torpè.
Provincia dell'Ogliastra: Arzana (I.A.), Barisardo, Baunei, Cardedu, Girasole, Lanusei (I.A.), Loceri (I.A.), Lotzorai, Tertenia, Tortolì.
Provincia di Sassari: Alghero, Banari, Castelsardo, Florinas, Ittiri, Montresta, Olmedo, Ossi, Valledoria, Viddalba, Villanova Monteleone, Porto Torres, Putifigari, Uri, Santa Maria Coghinas, Sassari, Usini, Sedini, Sennori, Sorso, Tissi.
Provincia di Olbia-Tempio: Badesi, Budoni, San Teodoro.
La suddetta area di produzione è quella in cui il «Carciofo Spinoso di Sardegna» risulta essere tradizionalmente coltivato. In questi territori si ritrovano contemporaneamente tutte le caratteristiche di vocazionalità pedoclimatica idonee alla coltivazione e si è sviluppato contestualmente tutto il patrimonio di esperienze, tradizioni e capacità tecnico-colturali che garantiscono la caratterizzazione del prodotto.


5. Legame con la zona geografica

Tutti i terreni compresi nell'area di produzione individuata al punto 4, in cui viene coltivato il «Carciofo Spinoso di Sardegna» sono di origine alluvionale, freschi ricchi di fosforo, ferro, magnesio, calcio, potassio e di sostanza organica, tendenzialmente a reazione neutra o leggermente sub-alcalina.
La temperatura media invernale è di 11,3 °C, mentre quella estiva risulta di circa 24 °C. Le brinate sono rarissime, eccezionali le nevicate. La distribuzione annua delle piogge è notevolmente irregolare, presentando un picco durante la stagione invernale ed un assenza quasi totale nel corso dell'estate.
Le caratteristiche peculiari del «Carciofo Spinoso di Sardegna» sono la limitata astringenza, il sapore gradevole, conferito dall'equilibrata sintesi di amarognolo e dolciastro, e la tenerezza della polpa che ne favorisce il consumo allo stato crudo. Altre caratteristiche sono la ricchezza in polifenoli ed altri elementi nutritivi e livelli di sodio particolarmente contenuti.
Infine, ma non certo meno importante, la particolare conformazione del capolino che, presentando brattee strettamente appressate le une alle altre, lo preserva dalla penetrazione di sostanze esterne nocive, garantendone la salubrità.
Le caratteristiche che giustificano la richiesta di riconoscimento del «Carciofo Spinoso di Sardegna» come D.O.P. e che lo differenziano dagli altri prodotti della stessa specie merceologica sono: astringenza limitata, sapore gradevole, dovuto alla equilibrata sintesi di amarognolo e dolciastro, tenerezza della polpa che ne favorisce il consumo allo stato crudo, ricchezza di elementi nutritivi dalla spiccata azione depurativa per l'organismo (stimolazione della diuresi, disintossicazione del fegato, diminuzione del colesterolo nel sangue), carboidrati in misura importante, sali minerali, ferro, potassio, fosforo e diverse tipologie di vitamine, in particolare del Gruppo A.
Queste peculiarità trovano il loro fondamento nel forte legame con il territorio isolano particolarmente vocato sia per le tradizionali tecniche di coltivazione che per le favorevoli condizioni pedo-climatiche e morfologiche. La buona quantità di calcio, magnesio e potassio di cui è dotata la stragrande maggioranza dei terreni su cui il carciofo è coltivato è la principale responsabile della caratteristica di resistenza della pianta alle condizioni di stress derivanti dalle alte temperature e dalla bassa umidità relativa. Allo stesso modo questi terreni «freschi», profondi, di origine principalmente alluvionale e senza ristagno idrico, determinano un'ottima capacità di scambio garantendo il completo assorbimento da parte della pianta del fosforo, ferro e potassio e altri sali minerali elementi responsabili delle caratteristiche peculiari del «Carciofo Spinoso di Sardegna».
I fattori climatici influenzano la qualità del «Carciofo Spinoso di Sardegna» in quanto condizionano le funzioni generali della pianta come la fotosintesi, l'assunzione dell'acqua e delle sostanze nutritive. La luce è un fattore climatico molto importante nel determinare le caratteristiche qualitative del «Carciofo Spinoso di Sardegna» ed in particolare l'intensità della radiazione, anche nei mesi invernali, influenza la produzione di sostanze di riserva quali i carboidrati che ne determinano il sapore, rendendo il carciofo particolarmente adatto ad essere consumato crudo. Si osserva del resto che l'intensità di insolazione in tutto l'areale di produzione risulta omogenea in quanto le differenze di latitudine tra le aree vocate sia quelle settentrionali che quelle meridionali sono irrilevanti ai fini del corretto sviluppo della pianta.
Oltre a questa vocazionalità intrinseca del territorio, la risorsa umana con la sua tradizione, esperienza e capacità consente, attraverso le operazioni manuali di raccolta, cernita e calibratura, la selezione del carciofo migliore. Le operazioni di dicioccatura e di scarducciatura effettuate da personale locale altamente specializzato contribuiscono all'ottenimento di un prodotto selezionato. L'ottimale combinazione di fattori agronomici quali l'epoca di impianto, la densità colturale, il sapiente impiego di irrigazione, la concimazione e i mezzi di lotta fitosanitaria, saggiamente utilizzati dall'uomo, nonché la durata limitata delle carciofaie da 1 a 3 anni, con la conseguente vigoria delle piante, accentuano la naturale predisposizione del «Carciofo Spinoso di Sardegna» al consumo crudo.
Da un punto di vista storico la produzione, la cultura del carciofo e, in particolare il suo legame con l'ambiente, trovano le radici sin dal periodo dei Fenici e, percorrendo i vari secoli, sino ai nostri giorni dove rappresenta una delle economie cardine dell'agricoltura isolana e nazionale. Testimonianze scritte della presenza del carciofo in Sardegna sono riscontrabili già nella seconda metà del XVIII secolo nel trattato del nobile sassarese Andrea Manca dell'Arca che, nella sua opera «Agricoltura di Sardegna» pubblicata nel 1780, intitola un paragrafo: «Cardo e Carciofo. Propagazione. Varietà. Coltivazione. Uso». Dimostrazione dell'esistenza del «Carciofo Spinoso di Sardegna» nei primi decenni del secolo scorso si trovano anche nello scritto di Max Leopold Wagner in «La vita rustica della Sardegna riflessa nella lingua», pubblicata a Heidelberg in Germania nel 1921. Sin dai primi decenni del '900 si assiste poi ad un importante rinnovamento dell'agricoltura isolana e si passa, anche per il carciofo, da una produzione destinata all'autoconsumo ad una produzione specializzata, orientata verso i mercati di consumo nazionali ed internazionali. È in questo periodo di grande evoluzione commerciale che si diffonde la notorietà del «Carciofo Spinoso di Sardegna», infatti «nei mercati della penisola il carciofo non veniva certamente commercializzato in modo indistinto e anonimo; "l'essere di Sardegna" rappresentava di fatto una certificazione di qualità e origine sin dai primi anni del '900 gradita e richiesta dai consumatori», come si evince da numerose fonti. L'origine storica del prodotto ha portato il consumatore ad identificare nel corso dei tempi, il «Carciofo Spinoso di Sardegna» con l'immagine della Sardegna stessa tanto che, nel linguaggio comune, si parla di «Carciofo Spinoso di Sardegna» nei menù di diversi ristoranti, nelle etichette aziendali e nei documenti commerciali; da qui nasce l'esigenza di formalizzare l'uso consolidato di tale denominazione, in modo da rendere indissolubile il legame fra le caratteristiche del prodotto ed il territorio sardo, tutelando i consumatori ed i produttori da eventuali utilizzi scorretti ed indebiti.


Riferimento alla pubblicazione del disciplinare

(articolo 6, paragrafo 1, secondo comma, del presente regolamento)
Questa Amministrazione ha attivato la procedura nazionale di opposizione pubblicando la proposta di modifica del disciplinare della DOP «Carciofo Spinoso di Sardegna» sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 42 del 20 febbraio 2015.
Il testo consolidato del disciplinare di produzione è consultabile sul sito internet: http://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3335 oppure accedendo direttamente all'home page del sito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (www.politicheagricole.it), cliccando su «Prodotti DOP IGP» (in alto a destra dello schermo), poi su Prodotti DOP IGP STG (di lato, sulla sinistra dello schermo) ed infine su «Disciplinari di Produzione all'esame dell'UE».
(1) GU L 343 del 14.12.2012, pag. 1.


 

Carciofo Spinoso di Sardegna
Countries of Origin: IT Tipo di domanda: DOP
Dossier Number: IT/PDO/0105/01325 Tipo di prodotto: Classe 1.6. Ortofrutticoli e cereali, freschi o trasformati
Situazione Pubblicata

Data di presentazione 07.04.2015
Date of Publication: 23.10.2015

Official Journal Publications

Official Journal C351 23.10.2015


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